Archive for the 'Reportage' Category

A Casemolino un parco alla memoria di Augusto Daolio

Sabato, Giugno 23rd, 2007

I Nomadi ritornano in Abruzzo dopo la serata che li ha visti protagonisti nella sera del primo maggio a Pescara. Quello di Casemolino sarà per loro il primo concerto estivo nella regione Abruzzo. La band, guidata da Beppe Carletti, si esibirà sabato 14 luglio, alle ore 21,00 a Casemolino, una frazione del Comune di Castellalto di Teramo, per una serata sotto l’insegna della buona musica. I biglietti sono già disponibili nelle principali prevendite abruzzesi a 13,00 euro più prevendita. La giornata a Caesmolino vedrà il suo vertice alle ore 18,00 quando verrà intitolato il parco comunale alla memoria di Augusto Daolio, lo storico cantante dei Nomadi scomparso nel 1992. Per l’occasione saranno presenti il leader e fondatore dei Nomadi, Beppe Carletti e la compagna di Augusto, Rosanna Fantuzzi, che ricopre la carica di presidente dell’associazione “Augusto per la vita”. Alle 21,00 poi, nella piazza vicina al parco, si svolgerà il concerto. I Nomadi nella scaletta serale di Casemolino presenteranno i brani tratti dal loro ultimo album, Con me o contro di me, già disco di platino, dove nelle tracce ascoltiamo il brano Dove si va, che i Nomadi hanno proposto lo scorso anno sul palco del Festival di Sanremo, dove hanno vinto la categoria gruppi piazzandosi al secondo posto nella classifica finale.

Modugno, cinquant’anni fa usciva in radio ‘Resta cu’ mmè’

Sabato, Febbraio 10th, 2007

modugnoLa storia di uno dei brani più discussi di Domenico Modugno e Dino Verde: dalla censura al successo nelle hit parade. La Rai ne epurò alcuni versi perché mettevano in discussione la verginità

E’ il 1957. In un camerino di un teatro milanese, dopo una lunga tournée Domenico Modugno incontra il paroliere Dino Verde. Uno scambio di battute, una sigaretta e del buon vino. Sugli spartiti bianchi appoggiati su un tavolino di legno nascono i versi di ‘Resta cu’ mmè’. E’ uno dei tanti, celebri brani del cantautore pugliese. Uno di quelli che hanno segnato la storia della canzone d’autore italiana. Intanto perché il brano stesso ha una sua personalissima storia. E’ scritto in napoletano con dei versi che non rispecchiano più la tradizionale ‘forma canzone’. Si tratta in breve di una poesia in musica.

Sono passati cinquant’anni da quel giorno e oggi potrebbe far sorridere pensare che proprio quel testo fu modificato dalla commissione censura della Rai. Nell’Italia clericale e bigotta di quegli anni c’erano delle regole da seguire. E questo valeva per tutti. In tv non si poteva dire membro del parlamento, perché la parola membro era sessualmente provocatoria. Sui dischi che arrivavano nelle emittenti radiofoniche o in televisione veniva proprio applicato un bollino con le scritte ‘Non trasmettere’, ‘Non idoneo’, ‘Scartato’, a seconda delle parole contenute nel testo.

Il testo della canzone di Modugno e Verde racconta di un amore disperato: ‘’Resta cu’ mmè, pe’ carità, statte cu’ mmè, nun me lassà. Famme penà, famme ‘mpazzì, famme dannà, ma dimme sì. Moro pe’ tte, vivo pe’ tte, vita d’ ‘a vita mia'’, recita il testo, in un crescendo che culmina con la frase disperata: ‘’Nun me ‘mporta d’o passato, nun me ‘mporta ‘e chi t’avuto, resta cu’ mme, cu’ mme'’. E proprio su quest’ultimo grido disperato interviene la censura. La frase: ‘’Nun me ‘mporta d’o passato, / nun me ‘mporta ‘e chi t’avuto'’ deve diventare ‘’Nun me ‘mporta si ‘o passato / sulo lacrime m’ha dato'’. La commissione Rai vide, infatti, nelle parole “nun me ‘mporta ‘e chi t’avuto” una troppo esplicita allusione sessuale ad una presunta perdita di verginità.

La canzone conosce però un successo mondiale. Viene inclusa nella colonna sonora del film di Luigi Comencini ‘Mariti in città’ e viene ripresa da altri grandi interpreti della musica italiana. Storiche rimangono le versioni di Mina e di Ornella Vanoni. Nel 1994 a cantarla è Roberto Murolo in un duetto con Lina Sastri e nel 2002 Renzo Arbore la traduce in inglese con il titolo di ‘Stay here with me’, uno dei brani più richiesti tra i bis nella sua torunèe americana.

Heineken Jammin Festival, Imola, 17 Giugno 2006

Mercoledì, Gennaio 31st, 2007

Sono passati tre anni dall’ottima performance dei Metallica all’Heinek Jammin Festival. La band americana ha deciso di tornare sul luogo del delitto regalando ai suoi adepti un concerto da brividi. Ma ripercorriamo l’intera giornata andando per ordine.

I vincitori dell’Heineken Jammin Festival Contest hanno aperto il secondo e conclusivo giorno della manifestazione: Water In Face. A seguire sono saliti sul palco prima gli Amphitrium, impeganti in una lunga tournè estiva di presentazione dei nuovi brani e inseriti all’ultimo momento nella scaletta di esibizione, e dopo i Trivium, considerati il futuro dell’Heavy metal. Nonostante il caldo insopportabile il pubblico ha dimostrato di apprezzare la musica offerta dalle band “minori” del cartellone.

Foto amphitriumLo stesso non si può dire per quanto riguarda  The Living Things, assaliti dal solito lancio di bottigliette, panini e quanto altro, proveniente dalla platea. Nonostante ciò la band americana capeggiata dai tre fratelli Berlin, è andata avanti regalando alla ristretta percentuale di ascoltatori interessati del buon rock’n’roll.

Il tempo passa a ritmo di musica pesante e mano a mano l’atmosfera si fa sempre più calda. Sul palco sono attesi i Lacuna Coil, reduci dalla tournè di supportFoto living thingso a Rob Zombie. Così la maggioranza della folla che fino a quel momento si era riversata nel green village inizia a trovare posto nel main stage. Bisogna infatti sottolineare che i due giorni del festival non sono dedicati esclusivamente alla musica. È possibile, infatti, partecipare a numerosi eventi paralleli come attività sportive o colloqui professionali per lavorare nell’ambito della musica.

Finalmente sul palco arrivano i Lacuna Coil e il pubblico si scalda grazie all’energia che Cristina Scabbia e company riescono a trasmettere con la loro musica. Si parte con Tight rope, Fragile, To the edge e Fragments of Faith. La band milanese sfodera la loro italianità con tanto di bandiera nazionale sul palco. Ma la folla esplode alle note iniziali di Swamped seguite dalla cover della canzone dei Depeche Mode, Enjoy The Silence, e dalla celebre Heaven’s a lie. L’esibizione si conclude con Daylight Dancer e Our Truth seguite dalla meritata standing ovation da parte del popolo metal.

Foto avengedMa lo spettacolo non finisce qui. Salgono sul palco quattro tipi molto strani che non promettono niente di buono. Ricoperti di tatuaggi, truccati e con strani cappelli. Loro sono i Avenged sevenfold, band californiana dedita la metalcore. La folla si schiera subito dalla loro parte, mostrando affetto e partecipazione. Vengono colpiti da scariche di suoni pesanti, composti da riff melodici accompagnati da assoli di chitarra che penetrano nella pelle. Canzoni come Brest & The Harlot e Burn it down provocano un pogo continuo. Ma il pezzo forte dell’esibizione è la cover dei Pantera, Walk, eseguita con la partecipazione fisica e canora di tutta la platea. Bat country segna la fine dello show lasciando spazio agli applausi.

Foto darknessSono ormai le sette e mezza e l’esibizione dei Metallica si avvicina sempre più. Ma c’è ancora tempo. E soprattutto c’è tempo per  The Darkness, la band che ha riportato il rock anni settanta ai giorni nostri. Il pubblico sembra diviso a metà. Una formata dai fedelissimi della band inglese. E una metà che non aspettano altro che sentir suonare i Metallica. Tuttavia viene lasciata a The Darkness la possibilità di suonare e di dimostrare che il rock scorre nelle loro vene. Si parte con One way ticket passando per Is it just me, Black shuck e Love on the rocks. Il cantante, Justin Hawkins, sembra un continuo uragano in movimento. Autentico giullare ha il compito di coinvolgere tutti gli spettatori nel mondo del rock. E la missione si può dire compiuta dopo che vengono proposte cover della storica band inglese dei AC/DC. Da rilevare l’apparizione nell’esecuzioni di molti brani delle tastiere violentate da Hawkins.

Italia - USA è un momento d’aggregazione per tutti, fans dei Darkness e “duri e puri” arrivati fin qui solo per i Metallica. Il pareggio finale provoca tristezza e rammarico ma …

Foto MorriconeMa il rammarico dura poco. Infatti sta per arrivare il momento più atteso della giornata.  Stanno per salire sul palco gli headliner della giornata conclusiva del festival. La tensione si alza tra il pubblico. L’attesa scalda, come se ci fosse bisogno, ancora di più l’atmosfera. Finalmente le luci si spengono. Lo schermo manda le immagini di un film di Sergio Leone, Il buono il brutto e il cattivo, con in sottofondo la splendida colonna sonora firmata Ennio Morricone.

Foto metallicaAd un tratto James Hetfield, Lars Hurlic, Kirk Hammet e Rob Trujillo (Metallica) irrompono sul palco e partono con le note di Creeping Death. La folla è un’autentica onda umana che canta a squarcia gola. Vengono proposti subito brani storici della band come Fuel, Wherever I May Roam e Unforgiven. Tra un brano e l’altro Hetfield dialoga con il pubblico creando una sorta di unione. Viene presentato anche un nuovo brano inedito. Una ballata metal che segue le orme del precedente lavoro in studio St.Anger. Ad un tratto i Metallica escono di scena. Le luci si spengono nuovamente. Sullo schermo compare un video messaggio. Si ripercorre la produzione dell’album Master of Puppets uscito nel 1986. Sono passati esattamente vent’anni dall’uscita dell’Ep. La band con questo tour estivo vuole celebrare l’anniversario riproponendo in concerto l’intero album. Si parte subito con Battery passando da uno dei brani di maggior successo, Master of Puppets e arrivando fino a Orion, brano interamente strumentale, basato sull’assolo di basso ben eseguito da Trujillo. Alla conclusione di Damage Inc., Hetfiled ricorda l’allora bassista della band, Cliff Burton, morto proprio nell’anno dell’uscita dell’album in un incidente stradale, provocando l’emozione dei 45.000 spettatori accorsi all’Autodromo di Imola. Lo show va avanti. Il bis viene dedicato a pezzi immortali dei Metallica come Send But true, Nothing else Matthers, One, Enter Sandman e Seek and Destroy. Applausi e affetto per i Metallica. E un po’ di tristezza nel cuore: anche questo festival è finito.  J.A.

3 agosto 2006 Modena City Ramblers ad Alba Adriatica

Sabato, Gennaio 27th, 2007

Giovedì 3 Agosto arrivano ad Alba Adriatica i Modena City Ramblers, folk irlandese condito da testi di impegno politico in stile combat folk. Orfani  dello storico cantante “Cisco” Bellotti, che per motivi personali nello scorso Novembre ha deciso di abbandonare questo progetto, il gruppo ha deciso di tornare alla formazione storica con doppio vocalist. I nuovi elementi provengono già dalla Grande Famiglia dei Ramblers: il sassolese Davide “Dudu” Morandi, e prima presenza femminile stabile nel gruppo, la cantante Betty Vezzani. La nuova band si è presentata compatta, trasmettendo con la loro armonia un senso di unità e solidarietà. Così dopo un breve tour di presentazione, insaporito dalla partecipazione al concertone del Primo Maggio, sono tornati in studio per registrare il nuovo album che molto probabilmente uscirà agli inizi di Settembre. Ora sono di nuovo in pista per un mini-tour estivo. Con la nuova formazione sono tornati nel repertorio brani storici, come “Le lucertole del folk”o “Il bicchiere dell’addio”, per rimarcare l’importanza del passato e delle radici della band. Salta agli occhi la voglia di continuare a suonare da parte di tutti i componenti della band. La voce è cambiata, ma l’energia del gruppo, capace di trasportare il pubblico intero, è ancora quella di sempre. Il treno dei Ramblers ha perso un passeggero ma ne ha acquistati due, segno che il viaggio può e deve proseguire. I Modena City Ramblers tornano in a poco più di un anno di distanza dal loro ultimo concerto in Abruzzo.

Eccovi il resoconto della serata abruzzese
Sono circa le 22.00 quando la band emiliana sale sul palco tra l’ovazione del pubblico. La formazione è al completo. Il trombettista Franco D’Aniello presenta i due nuovi compagni di viaggio: Davide “Dudu” Moranti e Betty Vezzani. La voce è cambiata ma l’energia è sempre la stessa. Si parte con i brani classici di quindici anni di musica: da Grande Famiglia a Quarant’anni, da una Perfetta excusa a Clan Banlieue. L’atmosfera si fa calda. I Ramblers incitano a ballare e la platea risponde diventando un’onda umana difficile da arginare, scatenata sulle note dell’ Etnica Danza. I Modena si presentano uniti; l’esecuzione musicale è praticamente perfetta. La scaletta è lunghissima e ripercorre tutto il lungo cammino discografico. Cent’anni di solitudine, Transamerika, Ebano, Viva la vida, Maisha e Bella Ciao sono solo alcune delle canzoni proposte nella prima parte di uno spettacolo coinvolgente  e incantato. I Modena City Ramblers prima di prendere una pausa per un meritato riposo, hanno presentato, in anteprima, due brani del loro prossimo album. Nella seconda parte dello spettacolo vengono eseguite le canzoni che hanno fatto la storia del gruppo. Da L’unica superstite, dedicata ai morti nella strage di Bologna, a In un giorno di pioggia, accompagnata dal canto del pubblico, da Oltre il ponte, con testo di Italo Calvino, a Ninnananna. Dopo oltre due ore di concerto i Modena City Ramblers chiudono una serata fantastica, guardando al futuro e augurando a tutti una buona fortuna con La strada. Da segnalare l’unica nota dolente della serata, ovvero la Digos che all’ingresso ha instaurato un vero clima di terrore, perquisendo, a cattive maniere, gran parte del pubblico, dal semplice ragazzo al padre di famiglia.   J.A.